Normal
0
14
false
false
false
IT
X-NONE
X-NONE
MicrosoftInternetExplorer4
st1:*{behavior:url(#ieooui) }
/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-priority:99;
mso-style-qformat:yes;
mso-style-parent:”";
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:11.0pt;
font-family:”Calibri”,”sans-serif”;
mso-ascii-font-family:Calibri;
mso-ascii-theme-font:minor-latin;
mso-fareast-font-family:”Times New Roman”;
mso-fareast-theme-font:minor-fareast;
mso-hansi-font-family:Calibri;
mso-hansi-theme-font:minor-latin;
mso-bidi-font-family:”Times New Roman”;
mso-bidi-theme-font:minor-bidi;}
[dal nostro inviato Clavdivs]
RECENSIONE DEL CONCERTO DEGLI STRAWBS AL PROG FESTIVAL DI LUGAGNANO DI SONA – VENERDI’ 5 GIUGNO 2009
Erano anni che attendevo questo momento: gli STRAWBS erano una delle pochissime progressive band fino ad ora sfuggitemi in concerto. L’occasione si è presentata al prog festival veronese di Lugagnano grazie ai magnifici organizzatori del Club Il Giardino che hanno allestito, all’interno del tendone attrezzato, un’autentica “cittadella” del Prog con palco ed impianto audio adeguato, area ristoro e mercatino musicale nel quale tuffarsi a comperare CD e DVD relativi al nostro genere preferito. Una menzione all’opening act che risponde al nome di Alex Carpani band che, confesso candidamente, fino ad ora mi era sconosciuta. Il quartetto si destreggia abilmente fluttuando fra i meandri di un prog rock venato decisamente da influenze fusion ed autore al momento di un unico lavoro: Waterline. Al termine della serata mi fermo a discorrere con loro piacevolmente e mi confessano che si tratta di una delle rare apparizioni in Italia giacchè si esibiscono molto più facilmente all’estero fra Europa e Asia ! Ciò non fa altro che confermare l’idiosincrasia italiana per l’attuale scena progressive rock ed i maggiori riscontri provenienti dai paesi del Sol Levante.
Un’ovazione accoglie alle 22 passate l’ingresso sul palco di Dave Cousins con i suoi Strawbs.
La formazione è quella del 1973 (!) con Dave Lambert alla chitarra elettrica, Chas Cronk al basso, Rod Coombes alla batteria; unica “novità” è Oliver Wakeman, grande figlio d’arte, alle tastiere.
Mi sorge il dubbio che non si tratti del mitico vecchio-padre Rick Wakeman dopo un adeguato lifting ringiovanente. La rassomiglianza è straordinaria non solo per i tratti somatici ( stessi capelli lunghi biondi, stessa barba !!) ma anche per le movenze, gli atteggiamenti e la brumosa serietà, spezzata in un’unica occasione da un sorriso liberatorio. Inutile aggiungere altro sulle sue doti tecniche: padroneggia le 4 tastiere (Yamaha, Korg e Moog) a sua disposizione con grande disinvoltura e sagacia. Si inizia con “LAY DOWN”, cantata a “cappella”; si prosegue con un altro classico “NEW WORLD”, unico brano eseguito da “Grave new world”, grandioso album del 1972. Quando Cousins annuncia “SHEEP”, dal testo animalista, si va ancora più indietro al capolavoro “From the witchwood” del 1971, l’unico album nel quale aveva suonato in forma stabile Rick Wakeman. Al termine del brano, mentre Dave sta per annunciare un altro estratto da quell’album, succede l’imponderabile: la sua 12 corde precipita al suolo fragorosamente essendosi sganciata dalla tracolla ! Cousins rimane perplesso e attonito ma viene subito rincuorato da un lungo applauso del pubblico ed è allora la volta di “THE HANGMAN AND THE PAPIST”. Non so quanti fra il pubblico sono a conoscenza del testo che narra di un boia che sul patibolo riconosce nella sua prossima vittima il fratello, reo di aver servito il Papa anziché il Re.
La tensione del testo è testimoniata dal crescendo musicale del finale con rullante a ritmo militare e voce di Cousins quasi straziata dal dolore. Si prosegue poi con tre estratti da “ Bursting at the seams” del 1973, nell’ordine “THE WINTER AND THE SUMMER”, “ THE RIVER” e “DOWN BY THE SEA”. La chiusura di quest’ultimo pezzo è solenne e maestosa come nell’originale col famoso fraseggio chitarristico guidato da Lambert sulla sua Gibson. Gli applausi sono caldissimi e si smorzano solo dopo 5 minuti ; il gruppo appare quasi sorpreso da tanto affetto e per un Wakeman impassibile abbiamo un Lambert che elargisce sorrisi a destra e sinistra con l’immancabile bicchiere di birra in mano. A questo punto Cousins presenta l’unico brano in scaletta tratto dal nuovo album del 2008, la title track “ BROKEN HEARTED BRIDE”, disco che ammetto di non conoscere. Finalmente si riprende con i brani che li hanno resi noti. Vengono proposti con grande perizia 4 pezzi dall’album del 1974 “Hero and heroine” che tenne a battesimo la formazione che si presenta stasera a sul palco.
Nell’ordine: la delicata “OUT IN THE COLD”, seguita da “ ROUND AND ROUND” quindi parte il riconoscibile intro di batteria della suite “AUTUMN” che apriva quell’album, seguita dalla successioni di accordi a scalare di Mellotron; il tutto sfocia nel lieve arpeggio di chitarra di Cousins, punteggiato dai fraseggi di Lambert. Il brano è un po‘ la summa del genere sinfonico. In effetti questa sera gli STRAWBS hanno mostrato più l’anima prog rinunciando alle loro origini eminentemente folk della fine degli anni ’60 quando uscirono i loro primi due LP’s.
Siamo agli sgoccioli quando Cousins annuncia “HERO AND HEROINE” , brano caratterizzato da una fitta sequenza cordale che evidenzia l’arrangiamento epico-sinfonico. Il grande vecchio lascia andare completamente la voce durante il finale e la band abbandona il palco ma il pubblico comincia a richiamare il gruppo a gran voce e dopo poco Lambert riappare tirandosi dietro tutti gli altri.
Siamo tutti sotto il palco in piedi e come bis viene eseguito il brano più vecchio della discografia:
“WHERE IS THIS DREAM OF YOUR YOUTH ?”, tratto dal primo album ma che in concerto negli anni ’70 costituiva la vetrina per gli assoli di papà Wakeman. Il figlio non è da meno e si alterna da una tastiera all’altra indulgendo sul Moog. Siamo alla fine e me ne vado soddisfattissimo convinto di avere assistito alla reunion di una grande band; c’è ancora tempo per scambiare qualche parola di cortesia con Dave Cousins che gentilmente mi concede qualche fotografia assieme e gli autografi di rito sui miei cimeli della band.
In conclusione una validissima prestazione degli STRAWBS che hanno ripercorso stasera i loro maggiori successi, trascurando sia gli inizi di carriera più rivolti verso il folk sia la fine degli anni ’70 dove invece emergeva una inusitata vena rockeggiante più linea col mercato americano dell’epoca.
Qualche imprecisione tecnica ed esecutiva qui è là non inficiano assolutamente una prestazione a tratti magniloquente per coesione e affiatamento. Speriamo di rivederli ancora !
SETLIST:
Lay down
New world
Sheep
The hangman and the papist
The winter and the summer
The river
Down by the sea
Broken hearted bride
Out in the cold
Round and round
Autumn suite
Hero and heroine
Bis:
Where is this dream of your youth ?
Claudio Bonvecchio

Che fortuna vedere gli Strawbs in Italia dopo tanti anni, io è da una vita che speravo di vederli e credevo fossero sciolti definitivamente se l'avrei saputo sarei venuto anche a piedi per vederli (abito in provincia di Trento).
Adesso che lo so che sono vivi e vegeti più che mai vorrei proporli qua in trentino magari ai Suoni delle Dolomiti in versione acustica con il chitarrista Willoughby cosa ne dite?
Comunque complimenti per la bella e completa recensione, e speriamo che li facciano ritornare ancora
!